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Come evitare di fermare il lavoro durante la pandemia da Coronavirus

Nella crisi senza precedenti dovuta alla pandemia da Coronavirus (COVID-19) che la nostra società sta vivendo, molte aziende stanno facendo i conti con un sistema lavorativo da adeguare all'attuale esigenza di rimanere a casa per evitare la diffusione del contagio (#IORESTOACASA).


Ecco allora che per continuare lo svolgere delle attività in molti casi è possibile ricorrere allo smart working (in italiano: lavoro agile). Vediamo nel dettaglio com'è nato e come può funzionare.



In cosa consiste lo smart working? 


Dalla metà del '700 alla metà del '900, la nostra società, grazie al lavoro in fabbrica, ha visto nascere l'industrializzazione. I lavoratori erano per la maggioranza operai; il lavoro veniva regolato attraverso l'orario fisso e in un luogo preciso: la fabbrica.

Ora, però, con l'avvento della tecnologia e del digitale la società si è trasformata.

Il 70% dei lavoratori svolge attività intellettuali e i lavori degli operai nella catena di montaggio vengono sempre di più sostituiti dalle macchine.

In questa nuova epoca sono i dati a comandare, che possono essere trasferiti in tutto il mondo in tempo reale attraverso computer capaci di processare le informazioni in modo sempre più potente e che comunicano tra loro anche se situati a migliaia di chilometri di distanza. Così è nato lo smart working che, da qualche anno a questa parte, insieme alla diffusione di internet, vede crescere il numero di impiegati che la mattina non si recano in azienda ma possono svolgere il proprio lavoro da casa.

Il lavoro viene quindi regolato sulla base di obiettivi da raggiungere e scadenze da rispettare, non più sulla quantità delle ore impiegate.


A causa delle misure adottate per la prevenzione del Coronavirus le aziende si ritrovano quindi a sperimentare forme di comunicazione remota e collaborazione a distanza, consentendo ai collaboratori interni ed esterni di continuare a essere produttivi.


A rilanciare con forza questo nuovo metodo di lavoro è Domenico De Masi: il sociologo che aveva fondato una Società Italiana di Telelavoro (Sit) già 40 anni fa, la quale si batteva per la diffusione e la regolamentazione del lavoro destrutturato. De Masi sostiene che in una società avanzata almeno il 60 per cento dei lavori può essere fatto da casa. Ma in Italia si sta ancora al 3, contro un 40 per cento dei Paesi Bassi (leggi di più qui).


Nonostante lo smartworking sia quindi un modello in crescita negli ultimi anni, non tutte le aziende sono pronte ad adottarlo e alcune di esse potrebbero avere la necessità di ricevere consigli e supporto per attivarlo. Da questa esigenza è nata una piattaforma web Flexibleworking.it creata da alcune aziende italiane impegnate nel settore dello smartworking, per offrire alle imprese informazioni e servizi utili per lavorare in modo nuovo.


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